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Studio
5
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“Il
Mistero Che E’ Stato Occulto Da Secoli Ed Eta’; Ed Ora E’ Rivelato
Ai Suoi Santi”.
Coloss. 1:26. |

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– IL DEBOLE
BAGLIORE CHE SPARSE LA LUCE
DELLA PRIMA PROMESSA.
– LA PROMESSA FATTA A ABRAAMO.
– LA SPEME RITARDATA.
– IL MISTERO PRINCIPIA A SVOLGERSI
ALLA PENTECOSTE.
– CIO’CHE IL MISTERO SIA.
– PERCHE’ FU EGLI TENUTO
SEGRETO PER
TANTO TEMPO?
– SEMPRE UN MISTERO PEL MONDO.
– SARA’ A
TUTTI MANIFESTO A SUO TEMPO.
– QUANDO IL MISTERO SARA’ COMPIUTO. |
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L' espulsione dall' Eden
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Mentre
l'umanità era sotto la disciplina del male ed era
incapace di comprenderne la necessità, Iddio le annunziò ripetutamente la
sua risoluzione di ristaurarla
e di benedirla mandandole un liberatore. Ma durante lo spazio di
quaranta secoli il velo del
mistero nascose la persona di quel liberatore e non fu che dopo la risurrezione di
Cristo, al principio
dell'età del Vangelo che quel velo fu strappato.
Guardando indietro, all'epoca in cui
i nostri primi genitori perdettero la vita
e furono esclusi dalla felicità del Paradiso, noi
vediamo Adamo ed Eva sotto la giusta pena del peccato, pensierosi e
senz'altro raggio di speranza che
quello contenuto nella promessa oscura che la progenie della donna triterebbe il capo del serpente. Spiegata dagli
eventi susseguenti, quella parola del Signore è per noi
bastantemente chiara, ma per
quelli che l'udirono pei primi altro non era che un incerto bagliore. E lunghi secoli trascorsero senza che aumentasse il
suo
splendore. |

Abramo ed Isacco
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Circa
due mila anni più tardi, il Signore rivolse ad
Abraamo la sua chiamata promettendogli che tutte
le famiglie della terra sarebbero benedette nella sua progenie. Iddio non
aveva adunque rinunciato
ai suoi disegni d'altra volta, e stava per realizzarli!
Il tempo trascorse; Canaan, il paese della promessa continua ad
essere in possesso dei pagani; Abraamo e
Sara invecchiano senza avere figliuoli.
Il patriarca suppone esser necessario ch'egli aiuti il Signore nell'adempimento della promessa.
Ecco
la nascita d'Ismaele. Ma Abraamo ha preso
abbaglio; conciossiacchè il figliuolo della promessa
sia Isaacco che nasce al tempo prestabilito. Colui
che deve governare e benedire le nazioni sembra
essere venuto. Niente affatto; gli anni si succedono e nulla
avviene. Isaacco e Giacobbe suo erede,
muoiono come se Iddio fosse venuto memo ài
suoi impegni. La fede d'un pìccol numero tiene ferma tuttavia la
promessa appoggiata da Dio medesimo.
"Il
patto fermato con Abraamo" fu confermato con "giuramento"
fatto dal Signore a Isaacco.... e
confermato a Giacobbe e a Israele. (popolo)
"per istituto e per patto eterno" (I Cron. XVI,
16-17).
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La schiavitu'
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Alla
morte di Giacobbe, quando i suoi discendenti
furono chiamati per la prima volta le dodici tribù
d'Israele e riconosciuti da Dio come "popolo eletto" (Gen. XLIX,
28; Deut. XXVI, 5) si potè credere che l'attesa di quella
nazione, — come progenie
di Abraamo, — riguardante il possesso di Canaan,
il regno e la benedizione del mondo si avvicinasse alla sua realizzazione; essendochè gl'Israeliti,
merce il favore di cui godevano in Egitto fossero
già una potente nazione.
Ma
ogni speranza sembrò dileguarsi e la promessa divina parve dimenticata
durante il lungo periodo di schiavitù che seguì. |

Mose'
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Invero
le promesse del Signore erano avvolte in un velo misterioso e le
sue vie sembravano incomprensibili.
Nondimeno, al tempo stabilito, apparve Mosè,
il grande liberatore, per mano del quale Iddio
libererà gl'Israeliti dalla servitù d'Egitto, facendo prodigi in loro
favore.
Prima
di entrare in Canaan
quel grande liberatore muore, ma egli lascia
quest'oracolo del Signore:
"Il
Signore Iddio tuo ti susciterà un Profeta come me, dal mezzo di te, dai tuoi fratelli;
esso ascolta" (Deut. XVIII, 15;
Fatti III, 22).
Quella
dichiarazione dà un nuovo
dilucidamento riguardo al piano di Dio; essa mostra
che non solo la nazione nel suo insieme deve
essere in qualche misura associata coll'opera futura
di regnare e benedire, ma che dal seno di essa
deve uscire l'eletto che li condurrà alla vittoria pel mezzo del
quale si compirebbe la promessa.
—
E
Giosuè, in seguito, il cui nome significa liberatore
o salvatore, che diviene il conduttore e sotto alla sua direzione Israele
trionfa e conquista infatti
il paese promesso dal patto. Questa volta, per certo,
tutto dà a credere che il vero conduttore è venuto, e che la promessa
sta per compiersi intieramente.
Ma
Giosuè muore; Israele, come popolo, non cresce
più fino ai regni di Davide e di Salomone. Egli
raggiunse allora l'apogeo della sua potenza; ma tosto
comincia il suo declino, invece di vedere la promessa
compiuta, Israele perde le sue conquiste e
diventa tributario delle nazioni vicine I credenti nullameno
tengono ferma la promessa e aspettano il
grande liberatore di cui Mosè, Giosuè, Davide e Salomone
non erano che dei tipi.
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Il Re Davide
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Ai
tempi in cui nacque Gesù, ognuno in Israele viveva
nell'attesa del Messia, del futuro re d'Israele, e, per Israele, re del
mondo. Ma attenendosi di preferenza ai tipi e alle profezie che loro
parlavan della gloria, della grandezza e potenza del loro futuro re, la
maggior parte degli Israeliti dimenticava
altri oracoli ed altri tipi annunzianti un'opera di
sofferenza e di morte, un riscatto dato pei peccatori, rendendo possibile
il ritorno della benedizione. |

Simeone e' Gesu'

La
Pasqua

Gesu' e Toma

Gesu' e I discepoli sulla
via di Emmaus
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Tale
era il senso della Pasqua, instituita prima
dell'uscita di Egitto, quello dell'oblazione di animali
in occasione della conclusione del patto mosaico
(Eb. I, 11-20; X, 8, 18), quello dei sacrifizi di
espiazione presentati ogni anno dal sacerdozio.
Così
ancora non ponevan mente ai profeti che avevano
anticipatamente testimoniato delle sofferenze
di Cristo e della, gloria di cui dovevano essere seguite (I Piet. I, 11).
In conseguenza Israele non lo riconobbe, e non
conobbe punto il tempo della sua visitazione (Luca
XIX, 44).
I primi discepoli stessi
furono dolorosamente scandalezzati dalla morte
di Gesù; essi si dicevano con tristezza: "noi speravamo ch'egli fosse colui che avesse a riscattare
Israele" (Luca XXIV, 21). La loro fiducia in lui
aveva ceduto. Essi non avevano compreso che la morte del loro Capo,
adempimento parziale del testamento
della promessa, era una ratificazione del
nuovo patto sotto al quale le benedizioni dovevano
avvenire.
Le
loro speranze ripresero vita, però
allorchè seppero che Gesù era uscito dalla tomba (I Piet. I, 3), e
allorchè il loro Maestro fu sul
punto di lasciarli, allora si fu, sulla realizzazione di ciò che essi
aspettavano da sì lungo tempo — ma che era stato differito così
spesso — che essi l'interrogarono:
"Signore,
sarà egli in questo tempo,
che tu restituirai il regno ad Israele?"
La
risposta del Salvatore prova che le loro speranze si sarebbero
realizzate, sebbene dovessero restare nell'ignoranza
circa il momento del loro compimento.
"Egli
non istà a voi di sapere i tempi, e le stagioni, le quali il Padre ha
messe nella sua propria podestà" (Fatti I, 6, 7).
La
domanda che si fanno i discepoli di Gesù dopo la sua ascensione deve
essere la seguente: che ne
è ormai del piano di Dio? a che punto stanno i
suoi progetti? Gli insegnamenti del Signore riguardo
al Regno erano stati dati, infatti, sotto forma
di parabole e di discorsi più o meno oscuri, ed egli
aveva detto:
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La Pentecoste
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"Io
ho ancora cose assai a dirvi, ma voi non le potete ora
portare";
"ma, quando colui
sarà venuto, cioè lo spirito di verità, egli vi guiderà
in ogni verità"
"egli
v'insegnerà ogni cosa e vi rammemorerà tutte le cose che vi ho dette"
(Giov. XVI, 12, 13 ; XIV, 26).
Essi non potevano dunque
comprendere prima di aver ricevuto il dono della
Pentecoste. Anche dopo l'invio dello Spirito Santo essi non
pervennero che lentamente ad una concezione piena e chiara dell'opera che
stava per compiersi e della sua
relazione col Patto primitivo. (Fatti
XI, 9; Gal. II, 2, 12, 14).
Pare
che essi siano stati gli oratori
di Dio anche prima di avere pienamente compreso la portata delle loro espressioni e che le loro parole
ispirate andassero al di là della loro intelligenza.
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Predicando ai Gentili

Un poplo per il suo Nome-La
Sposa
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Vedete a questo riguardo
il discorso di Giacomo in Gerusalemme.
"Simone ha
narrato come Iddio ha primieramente visitati i Gentili, donde voleva trarre
un popolo (una sposa) nel suo nome. Ed a questo
si accordano le parole dei profeti, siccome egli è
scritto: dopo queste cose (dopo che questo popolo
sarà scelto fra i pagani) io edificherò di nuovo il
tabernacolo di Davide che è caduto (il regno terrestre) e ristorerò le sue rumine, e lo ridirizzerò". (Fatti
XV, 14, 16).
La
conversione del primo dei Gentili per mezzo di Pietro, la
predicazione del Vangelo ai pagani in generale per opera di Paolo,
fecero comprendere a Giacomo che durante questa età i piani della Providenza
riservavano ai pagani e ai Giudei credenti un ugual privilegio.
Consultando in seguito le profezie,
Giacomo le trovò conformi a ciò che succedeva, ed egli vi lesse
che al termine del periodo del Vangelo le promesse fatte ad Israele
secondo la carne,
si compirebbero. Il gran mistero nascosto per tanto tempo,
cominciò a poco a poco ad essere compreso da un piccolo numero, di Santi,
gli "amici" particolari di Dio.
Paolo
dichiara (Col. I, 27) che "quel mistero occulto
da secoli ed età" ma che Iddio ha rivelato ai suoi
santi è
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Qual' e' il gran mistero
occulto di Dio?

"Cristo" significa
l 'Unto"
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"Cristo
in voi, speranza di gloria".
Eccolo il gran mistero di Dio, nascosto durante le età anteriori, nascosto ancora oggigiorno a tutti, tranne
ad una classe speciale: ai santi, ai credenti consacrati. Ma che cosa
significano queste parole:
"Cristo
in voi"?
Gesù è stato unto di spirito (Atti X, 38), e così lo
conosciamo come il Cristo — l'unto — Cristo infatti, significa unto.
L'apostolo Giovanni dice che l'unzione
che noi (i credenti consacrati) abbiamo ricevuta
da lui dimora in noi (I Giov. II, 27). Così i santi dell'età
evangelica sono unti, unti come re e sacerdoti
al cospetto di Dio (2 Cor. I, 21; I Piet. II, 9);
con Gesù, il loro capo e signore, essi costituiscono l'unto di
Geova, il Cristo. |
"Il Cristo" non si
compone di un solo membro ma
di molti
1 Corinz 12:14
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Se Giovanni dichiara che
siamo unti, Paolo, d'accordo con lui, ci
assicura che il mistero tenuto occulto per secoli ed età, ora rivelato ai
santi, che il Cristo l’nto) "non è un sol membro ma molti", nel
modo stesso che il corpo è uno e ch'egli ha molte membra, e che
tutte le membra del corpo, quantunque
molte, non sono che un solo corpo; cosi pure è di Cristo (I Cor. XII, 12, 28), Gesù è unto per essere il capo (letteralmente
la testa) o il signore della
Chiesa, che è il corpo di esso (la sua sposa secondo un'altra
immagine: Ef. V, 25-30); insieme essi costituiscono la "semenza
promessa", il grande Liberatore:
"Ora se siete di
Cristo, siete adunque progenie d'Abraamo, ed eredi secondo la promessa"
(Gal. III, 29).
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"Io son la vite, voi
siete I Tralci Giovanni
15: 5
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L'apostolo pone la Chiesa in guardia contro ogni pensiero presuntuoso
dicendo di Gesù: Iddio
"glì ha posta ogni cosa sotto ai piedi e lo ha dato
per capo sopra ogni cosa alla Chiesa" (Ef. I, 22; Col. I, 18).
Ma togliendo la sua similitudine dal corpo umano, egli mostra nulla
di meno quanto è intima e gloriosa la nostra relazione col Signore. Gesù
stesso non disse altrimenti in questa dichiarazione:
"Io sono la vite, voi siete i tralci" (Giovi. XV,
5).
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L' Apice della piramide
annunzia la sua perfezione
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La
Forma della Piramide
La nostra unione con Gesù, come membra di' Cristo — del gregge consacrato —
vien rappresentata benissimo dall'immagine di una piramide.
La parte superiore (pietra angolare) forma da sola una piramide
perfetta. Altre pietre possono esservi aggiunte per disotto, e se esse continuano le
linee caratteristiche della pietra del vertice, la massa iutiera formerà
una piramide perfetta. Ecco ammirabilmente illustrata la nostra posizione di membri della "semenza" di Cristo. Uniti a lui,
conformi a Colui che è capo, la testa, — pietre vive —noi siamo perfetti;
separati da lui non siamo nulla.
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| (1)
Il manoscritto sinatico, riconosciuto come la copia più antica,
più completa e l'una delle più corrette, omette la parola "spirituali"
dopo "sacrifizi". |
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Gesù solo perfetto, è stato sovranamente innalzato; consacrati a lui, egli ci forma e foggia
alla sua somiglianza affinchè
noi possiamo entrare nella struttura dell'edilizio, nella casa del
Signore. In una costruzione ordinaria
non vi è pietra principale d'angolo; nel nostro edificio essa vi
è. E, la pietra angolare del vertice, poich'egli è detto nelle Scritture:
"Ecco, io pongo in
Sion la pietra del capò cantone, eletta, preziosa;
e chi crederà in essa non sarà punto svergognato. Ancora voi, come pietre vive siete edificati, per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici (I) accettevoli a Dio per Gesù Cristo" (I Pietro II, 4, 6).
Noi
abbiamo questa fiducia che tosto l'unione tra Gesù,*il capo, e la
Chiesa ch'è il corpo d'esso sarà completa.
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"Sottomettetevi"
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Ma
perciò, o diletti! conviene che, sotto la
direzione del Sommo Maestro scultore, noi cerchiamo
essere tagliati e foggiati come materiali che egli
adopera, conviene che per divenire conformi a quel
modello, noi lasciamo il suo spirito trasformare,
recidere, levigare in noi tutto ciò che gli piacerà.
Guardiamoci
d'inceppare i suoi piani, di opporre la nostra alla sua
volontà. Siamo umili, come piccoli
fanciulli — "adorni d'umiltà; perciocchè Iddio
resiste ai superbi e da grazia agli umili". Umiliamoci adunque sotto la potente mano di Dio, acciocchè egli v'innalzi
quaido sarà il tempo (I Pietro
V, 5, 6), come egli ha innalzato il nostro precursore e Capo (Filipp.
II, 8, 9). |



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Quello è veramente
un messaggio meraviglioso. Quando consultiamo le Scritture riguardo al
nostro grande e divino appello, udiamo i profeti gareggiare d'eloquenza
per annunziarci la grazia inestimabile che
ci è stata fatta; poi i tipi, le parabole e i discorsi
oscuri insino ad oggi, s'illuminano e proiettano la loro
luce sulla via stretta che il gregge consacrato
deve seguire, correndo verso il prende; ormai
visibile davanti a lui.
E
tale mistero a cui nessuno
aveva pensato prima dell'effusione dello Spirito:
che Iddio aveva decretato di mandare un Liberatore
che ci unirebbe in lui, e quindi un Liberatore
composto di molte membra. E, quella la vocazione
celeste (la chiamata superiore), privilegio rivolto
a tutti i credenti consacrati dall'èra del Vangelo.
Gesù
non si provò a spiegare quel punto ai suoi
discepoli infino a tanto che li vide ancora allo stato
di uomini inconsci; egli aspettava che la Pentecoste
ne avesse fatto degli unti, degli uomini generati alla natura
novella.
Paolo
dichiara che solo "delle creature
nuove" possono ora apprezzare e comprendere quella divina chiamata.
Noi "predichiamo, dice egli, in misterio
la sapienza (il piano) occulta di Dio, la quale Iddio
ha, innanzi i secoli determinata a nostra gloria, la
quale niuno dei principi (capi) di questo secolo ha
conosciuta ... ma siccome egli e scritto:
"Le cose che occhio non ha
vedute e orecchio non ha
udite, e non sono salite in
cuore d'uomo, son quelle che Iddio ha preparate a
quelli che l'amano —
ma Iddio le ha rivelate a noi per lo suo spirito
(I Cor. II, 6-14).
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| Il Cristo (Capo e Corpo) e'
la progenie di Abramo
la
quale benedira' tutte le famiglie della Terra.
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Nell'Epistola
ai Galati, il medesimo apostolo svela
il misterio tutto iutiero mostrando come "i compirà
il patto concluso con Abraarno. Egli mostra come
la legge data ad Israele non abbia annullato il
patto primitivo (Gal. III, 15-18), che la progenie di
Abraamo che deve benedire tutte le nazioni è Cristo
Gesù (vers. 16). Poi egli dà ad intendere che
il Cristo racchiude in se tutti coloro che sono unti
dello spirito. |

"Conciosiacchè
voi tutti, che siete stati
battezzati in Cristo, abbiate vestito Cristo ... Perciocchè voi tutti siete uno in Cristo Gesù
... ora, se
siete di Cristo, siete adunque progenie d’Abraamo, ed credi secondo la promessa" fatta
a quest'ultimo
(vers. 27, 29).
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|
Perche' fu' necessario
tenere il mistero occulto?

"Ecco l' Uomo!"
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Proseguendo
il suo pensiero l'autore
mostra (Gal. IV), che Abraamo fu un tipo di
Geova. Sarà un tipo del patto e della promessa e Isacco un tipo del
Cristo (testa o corpo); egli aggiunge in seguito: "Or
noi, fratelli, nella maniera d'Isacco,
siamo figliuoli della promessa" (vers. 28). Così il piano di Dio rimase
velato sotto ai tipi e le figure finchè l'età del Vangelo cominciò a
svolgere il
Cristo.
Quel segreto tenuto era
necessario, altrimenti il mistero non
sarebbe stato tale per tanto tempo. Il far
conoscere anzi tempo le intenzioni di Dio al mondo sarebbe stato un
fornirgli il mezzo di opporsi al loro adempimento. Se gli uomini
avessero conosciuto intieramente il piano
d'amore, non avrebbero crocifisso
il Signore della gloria nè la Chiesa
ch'è il corpo d'esso (I Cor. II, 8).
La
morte di Cristo, prezzo della redenzione del mondo, non avrebbe
avuto luogo, la prova della fede della Chiesa, chiamata a partecipare
alle sofferenze di Cristo, non sarebbe stata fatta, perocchè "il mondo
non ci conosca" (come coeredi di
Cristo) per le ragioni stesse che l'impedirono di conoscere Cristo
medesimo (I Giov. III, 1).
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"Il
Cristo" un Mistero
Se
il piano di Dio, e il Cristo in cui prese corpo, sono
pel mondo un gran mistero, la vita o la marcia
singolare di quel "piccolo gregge" di coloro che sono in Cristo fa di
essi pure un "popolo particolare"
(Tit. II, 14).
Che
un uomo come Gesù di Nazaret
abbia consacrate le sue facoltà straordinarie, non già alla politica, al diritto, al commercio o a fondare
una religione popolare, ma invece all'adempimento
d'un compito vano ed insignificante agli
occhi del mondo, ecco ciò che non hanno compreso i suoi contemporanei.
Agli occhi loro egli perdeva
inutilmente tempo e fatica, epperciò dicecevano:
"Egli
ha il demonio, ed è forsennato" (Giov. X,
20).
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Paolo dinanzi Agrippa |
Essi
non potevano maggiormente comprendere la sua vita nè afferrare la
sua dottrina. Cosi pure la condotta degli Apostoli e dei loro compagni
parve un enigma inesplicabile quand'essi abbandonarono
il lavoro al quale erano vocati e sacrificarono i
foro interessi terreni per predicare la remissione dei
peccati nel nome di Gesù crocifisso e sprezzato.
"Tu
farnetichi; il tuo gran sapere ti mette fuor di senno!"
diceva Festo all'Apostolo delle genti che aveva
rinunziato ai destini più gloriosi secondo il mondo per annunziare
Cristo e per procacciare, attraverso le più dure privazioni,una corona
invisibile, preparata per tutti i veri discepoli.
Tutti coloro che, all'esempio
del grande Apostolo, seguono le orme del
Maestro, sono considerati come pazzi a cagione di Cristo. |
| Il Piano di Dio non sara'
occulto per sempre.

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Ma il piano di Dio non
resterà sempre un mistero nascosto.
L'avvicinarsi del Millennio reca agli uomini
la piena luce di Dio. La terra sarà ripiena della conoscenza del
Signore (Abac. II, 14).
Il sole di Giustizia che
deve alzarsi, spandendo salute nei suoi raggi,
dissipando le tenebre dell'ignoranza è il Cristo
nella gloria del suo regno millenario, non già il capo solo, ma
altresì le membra del suo corpo, dappoichè egli è scritto che
"se pure
soffriamo con lui, acciocchè
con lui siamo glorificati" e
"quando
Cristo che è la vita vostra, apparirà, allora ancora voi
apparirete con lui in gloria". —
"Allora i giusti
risplenderanno come il sole, nel
regno del padre loro".
(Rom. VIII, 17; 2 Tim. II, 11, 12; Col. III, 4; Mat. XIII,
43).
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| "Iddio spandera' il Suo
spirito sopra ogni carne." Giole 2:28 |
Le
promesse alle quali crediamo e le speranze che ci
son divenute care coll'accettare "il pensiero di Cristo"
sono pura immaginazione nell'opinione di tutti salvo di quelli che
sono generati ad un nuovo spirito; esse
sembrano troppo improbabili per essere
accettate, o per essere prese come regola di condotta.
Nell'età che viene, quando Iddio "spanderà il suo spirito sopra ogni carne", come egli lo ha
sparso durante l'età presente sopra i "suoi ser vitori
e sulle sue serve", tutti comprenderanno allora
veramente le promesse e le apprezzeranno; essi
si rallegreranno dell'ubbidienza e dell'innalzamento della Chiesa. — |
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""Rallegriamoci
e giubiliamo, e
diamo a lui la gloria, perciocchè son giunte le nozze dell'Agnello, e la sua moglie s'è apparecchiata" (Apoc. XIX, 7). |
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Gli
uomini si rallegreranno della
glorificazione della Chiesa, per mezzo della quale
fiumi di benedizioni scorreranno su di essi: e mentre apprenderanno che "le
maggiori e più preziose promesse"
eredate dall'unto (il Cristo, testa e corpo), non sono per
essi, ma che esse furono compiute in noi, essi saranno
benedetti per la lezione appresa dalla Chiesa; e
mentre correranno alle benedizioni che saranno loro presentate,
essi profitteranno dell'esempio
della Chiesa e glorificheranno Iddio a causa di essa.
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