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Studio
7
Il
Male Permesso E Il Suo Papporto
Col
Piano Di Dio.

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– PERCHE’ FU PERMESSO IL
MALE.
– IL GIUSTO E L’INGIUSTO COME PRINCIPIO.
– IL SENSO MORALE.
– IDDIO PERMISE IL MALE E LO GOVERNA PER IL BENE.
– IDDIO NON E’ L’AUTORE DEL PECCATO.
– LA PROVA DI ADAMO NON ERA UNA FARSA.
– LA SUA TENTAZIONE ERA SERIA.
– EGLI PECCO’ VOLONTARIAMENTE E DI PROPOSITO
DELIBERATO.
– IL CASTIGAMENTO DEL PECCATO NON E’ INGIUSTO,
NE’ TROPPO SEVERO.
– LA SAPIENZA L’AMORE E LA GIUSTIZIA
MANIFESTATANSI NELLA CONDANNAZIONE
DI TUTTI IN ADAMO.
– LA LEGGE DI DIO E’ UNIVERSALE |

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"Il
male" è ciò che
produce disgrazia e malanno.
"Il
male" è ciò che produce disgrazia e malanno. Tutto ciò che, direttamente o indirettamente cagiona una sofferenza qualunque. (Lessico inglese di
Webster). [135]
E,
secondo Boiste, lessicografo francese, — il male è il contrario del bene, tutto
ciò che
nuoce, e occasiona dolore.
Male:
contrario al buono e al bene, — pena, tormento, passione —
rovina o
scandalo — danno, disgrazia, pericolo — (Trinchera). — Ond'è che, trattando questo soggetto, non solo viene a posarsi questa domanda : Che
cosa ne è di tutte queste malattie, pene, dolori, debolezze, e della morte dell'umanità?
Ma è necessario
andare più oltre e considerare la causa primitiva — il
peccato, — e il suo rimedio.
Poichè
il peccato è la causa di tutto il male, il suo
allon tanamento
è il solo rimedio per guarire la malattia in modo radicale e permanente.
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| Il permesso del male presente e’ destinato a ragiungere una salvezza
tanto maggiore.
Una lezione durevole e di grande valore. |
Nessuna
difficoltà, forse, si presenta così di frequente
allo spirito del cercatore come la domanda: Perché
Iddio ha egli permesso l'attuale regno del, male?
Perché
Iddio permise egli a Satana di insinuarsi
presso ai nostri primi genitori per presentar loro
la tentazione, dopo averli creati perfetti. Oppure,
[136] perchè
ha egli lasciato che l'albero della conoscenza
del bene e del male fosse posto fra tutti gli altri di cui era
stato concesso all'uomo il per messo
di mangiare il frutto?
Malgrado
tutti i tentativi di eluderla, la questione seguente s'impone sempre:
Iddio non avrebbe egli potuto prevenire ogni
possibilità di caduta per l'uomo?
La
difficoltà viene
indubbiamente dal fatto che non si comprende
il piano di Dio. Certamente Iddio avrebbe potuto
impedire l'ingresso al peccato, ma il fatto che egli
nol fece dovrebbe esserci prova sufficiente che il
permesso del male presente è destinato a raggiungere una salvezza tanto
maggiore.
Se
si esaminassero i piani di Dio nella loro integrità
vedrebbesi che la via seguita era savia. Doniandasi
: Iddio, a cui ogni cosa è possibile, non poteva
egli intervenire in tempo per impedire l'adempimento
dei disegni di Satana Evidentemente l'avrebbe
potuto; ma un intervento di tal fatta, avrebbe
impedito l'adempimento dei suoi propri consigli.
Scopo
suo era di manifestare la perfezione, la maestà
e la giusta autorità della sua legge, di mostrare
all'uomo e agli angeli ad un tempo le conseguenze
funeste che reca con sè la sua violazione. D'altronde, sonvi cose che,
secondo la natura
loro propria, sono perfino
impossibili a Dio, come le Scritture lo
riferiscóno:
"E' impossibile che Iddio
abbia mentito" (Ebr. VI, 18).
Egli
non può "rinnegare
sè stesso" (2 Tim. II, 13).
Egli non può
commettere l'iniquità, ed ecco
perchè egli non poteva se non scegliere il
migliore e il più savio dei piani per introdurre le sue
creature nella vita, quantunque la nostra corta
veduta non possa discernere, per un tempo, le
sorgenti nascoste dell'infinita sapienza. |
"Perché tu non sei un Dio che prende piacere nell'empietà..."
Salmo 5:4
Benche’ Dio oppone il male, lo permette. |
Dichiaran
le Scritture che tutte le cose furon create
per volontà di Dio (Apoc. IV, II), per il piacere
di
dispensare le sue benedizioni
e di eser [137] citare
gli attributi dell'essere suo
glorioso. E se,
nell'adempimento dei suoi
benevoli disegni, egli permette al male, agli
operatori d'iniquità di prendervi una parte attiva per un
certo tempo, non è
tuttavia per amor del male, o
perchè egli sarebbe d'accordo col peccato ; poichè
egli dichiara che egli
"non è un Dio che
prenda piacere nell'empietà" (Sal. V, 4).
Quantunque
opposto al male in tutti
i sensi,
Iddio lo permette o lo tollera (cioè non l'impedisce)
per un certo tempo, perchè la sua sapienza
ha trovato una via sulla quale le sue creature troveranno
una lezione durevole e di grande valore.
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“Bene e male” sono i
risultati attribuiti ai pricipii del bene e male messi in attivita’. |
E'
verità evidente questa: per ogni principio giusto esiste un principio
ingiusto corrispondente, come
ad esempio: verità e falsità, amore e odio, giustizia
ed ingiustìzia. Noi designiamo quei principii
(o nozioni) opposti per mezzo delle espressioni giusto
o ingiusto o altresì per buono e cattivo, sempre
secondo l'effetto che producono quando sono messi
in attività.
Noi
chiamiamo giusto un principio, allorché il risultato, una volta operante,
ne è beneficio e produce finalmente ordine, armonia o
felicità; e chiamiamo il suo
opposto, che non produce che discordia, malanni e
distruzione, un principio iniquo. Il risultato di
quei principii in azione è ciò che noi chiamiamo
buono e cattivo, e bene e male; e noi chiamiamo virtuoso o peccatore, l'essere intelligente che è capace
di discernere il buono
dal cattivo principio, e che si
lascia volontariamente governare dall'uno o
dall'altro. |

Dio non ha creato l’uomo a forma di un burattino.
Perche’ Dio non ha limitato l’esperienza dell uomo? |
Tale
facoltà di poter discernere tra principii buoni
o cattivi vien chiamato senso morale o coscienza.
Egli è per mezzo di quel senso morale che Iddio
ci ha dato, che siam resi capaci di giudicare Dio
e di riconoscere che Egli è buono. Egli è quel senso
morale che Iddio ricorda sempre per provare
la sua giustizia e la sua
rettitudine ed è in virtù
[138] del senso morale che
Adamo poteva discernere il
peccato e l'ingiustizia come essendo cose malvagie, prima anche di
conoscerne la conseguenza.
Gli ordini inferiori delle
creature di Dio non sono dotati
di quel senso morale. Un cane ha qualche poco d'intelligenza, ma
non a quel grado, sebbene egli possa apprendere che certe azioni comportano
l'approvazione e la ricompensa del suo
padrone, e certe altre la sua
disapprovazione. Egli potrebbe rubare
o uccidere, e non lo si potrebbe chiamare peccatore,
oppure egli potrebbe proteggere la vita e
la proprietà e non lo si potrebbe chiamare virtuoso,
— perché egli ignora la qualità morale delle sue azioni.
Iddio avrebbe potuto
creare l'umanità sprovvista
della facoltà di distinguere il giusto e l'ingiusto o capace soltanto di
discernere il giusto e di compierlo; ma in tal modo non
avrebbe fatto altro che una
macchina vivente e non una somiglianza del Creatore. Oppure non
doveva se non fare l'uomo perfetto
con un libero arbitrio, com'ei lo fece, e preservarlo dalla
tentazione di Satana.
Ma, in questo
caso, l'esperienza dell'uomo essendo limitata al bene, egli sarebbe stato
continuamente esposto alle suggestioni
del male al di fuori e all'ambizione interna, il che avrebbe reso incerto
il suo avvenire attraverso
l'eternità, imperocchè la possibilità d'un atto di
disubbidienza e di disordine avrebbe
esistito sempre; in oltre, il bene non sarebbe
stato mai così pienamente apprezzato come nel suo contrasto col
male.
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| Dio ha permesso l’uomo di provare l’estremita’ del peccato. 
Caino e Abele
Solamente col paragonare i risultati puo’ l’uomo giustamente
apprezzare le conseguenze del bene e del male.
Liberta’ di scelta e’ parte della dotazione originaria dell’uomo. |
Iddio famigliarizzò
anzitutto le sue creature col bene circondandole della
sua bontà nell'Eden; in seguito, come salario della
disobbedienza, egli diede
loro una severa esperienza del male. Cacciate dall'Eden e private della
comunione con lui, Iddio lasciò loro provare la
malattia, le sofferenze e la morte, affinché sappiano
per sempre che cosa è ilmale [139]
e quanto il peccato è
nocivo ed eccessivamente colpevole
Nel confrontare le
conseguenze di quei due principii Adamo
ed Eva le compresero e le giudicarono;
"Il
Signóre disse: Ecco, l'uomo è divenuto come
uno di noi, avendo conoscenza del bene e del male.
(Gen. III, 22).
A
ciò partecipano i loro discendenti,
salvo che essi ottengono primieramente la
conoscenza del male e non potranno comprendere
pienamente ciò che è buono se non allorquando ne faranno l'esperienza nel
Millennio, come il risultato
della loro redenzione, per mezzo di colui che allora sarà il loro
giudice e il loro re.
Il senso morale o il
giudizio del giusto e dell'ingiusto e la libertà di servirsene, che Adamo possedeva furono dei tratti importantissimi della sua somiglianza
con Dio. La legge del gìusto e dell'ingiusto
era scritta nell'intimo della sua natura: essa ne
formava una parte, come essa forma una parte della sua natura divina.
Ma non dimentichiamo che quell'immagine
o rassomiglianza con Dio, quella natura
dell'uomo nella quale la legge era scolpita in
origine ha perduto molto della sua impronta si chiara
per l'influenza degradante e l'azione deleteria
del peccato; essa non è quindi più attualmente ciò che essa fu nel primo uomo.
La facoltà di amare implica
quella di odiare; ecco perchè possiamo
inferirne che il Creatore non poteva formare l'uomo
alla sua immagine col potere di amare e di fare
ciò che è giusto senza la facoltà corrispondente
di odiare e di fare il male. Quella libertà di scelta,
chiamata libero arbitrio, è una parte della dotazione
originaria dell'uomo; e ciò in un colle sue piene
facoltà intellettuali e morali, lo costituiscecome
una immagine del suo Creatore.
Oggigiorno, dopo
sei mila anni di degradazione, l'uomo si è a tal punto allontanato
dall'immagine primitiva pel peccato, che egli non è più libero, ma
bensì più omeno legato
[140] dal peccato e dalle sue
funeste conseguenze, in guisa che il
peccato è ora più facile ed apprezzato
dalla razza decaduta che non la giustizia.
E'
evidente che Iddio avrebbe potuto dare ad Adamo
una impressione più viva delle conseguenze disastrose del peccato, ciò che ne lo avrebbe distolto, ma noi
crediamo che Iddio sapeva che una esperienza
attuale del male era forse la più sicura e la più durevole lezione per servire d'esempio all'uomo
in eterno; ed è per quella ragione che Iddio
non lo prevenne, ma lasciò all'uomo la libertà di scegliere e di
apprezzare le conseguenze bel male.
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Dio preferisce un’obbedienza spontanea ad un servizio macchinale e del
tutto emperico.
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Se il male non fosse mai
stato posto di fronte all'uomo,
egli non avrebbe avuto occasione di resistergli, e allora non
vi sarebbe stato nè virtù né merito nella sua
rettitudine e nella sua giustizia. Iddio domanda degli
adoratori che l'adorino in ispirito e verità. Egli preferisce
di gran lunga un'obbedienza
intelligente e spontanea ad un servizio macchinale e del tutto
empirico.
Egli aveva già delle
forze inanimate e macchinali in opera per l'adempimento della sua volontà; ma ora la sua intenzione
era di creare una cosa più nobile, una creatura
intelligente fatta alla sua immagine, un signore sulla terra, la
cui giustizia e lealtà, sarebbero fondate
sul vero apprezzamento del giusto dell'ingiusto,
del bene e del male.
I principii del "giusto"
e dell' "ingiusto" hanno esistito sempre, come
principii, e sempre esisteranno; e conviene che tutte
le creature perfette e intelligenti,
fatte all'immagine di Dio, siano libere di scegliere l'uno o l'altro,
quantunque il principio del giusto continui ad essere solo per sempre attivo.
C'informano le
Scritture che allorchè il principio dell'ingiusto
sarà stato in opera abbastanza per compiere
i disegni di Dio, egli cesserà per sempre di essere operante, e
altresì che tutti coloro i quali continuano a sottomettersi alla sua
influenza cesscranno [141] di esistere in eterno (I
Cor. 5:25-26; Ebrei II, 14). La pratica della
dirittura e dalla giustizia, e gli uomini dabbene
soltanto continueranno a esistere in eterno. |
Sono quattro modi di conoscere:
1.
L’Intuizione
2. L’Osservazione
3. L’Esperienza
4. L’Istruzione
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Ma la questione si presenta sotto un'altra forma.
L'uomo non poteva egli essere istruito
del male per qualche altro mezzo
che non fosse l'esperienza? Sonvi
quattro modi di conoscere una cosa, cioè: per
l'intuizione (la conoscenza immediata), per l'osservazione, per
l'esperienza e per l'istruzione; quest'ultima
deve naturalmente provenire da una sorgente
riconosciuta come positivamente veridica. Una conoscenza intuitiva
sarebbe un concepimento diretto, senza
il metodo bel ragionamento e la necessità
d'una prova.
Una tale
conoscenza non appartiene che al divin Geova, la sorgente eterna di ogni sapienza e verità,
il quale, di necessità e nella natura stessa delle cose, è molto superiore a
tutte le
sue creature. Ecco perchè la conoscenza che l'uomo ebbe del bene e del male non poteva essere
intuitiva. Egli avrebbe potuto arrivare
a quella conoscenza mediante
l'osservazione, ma in tal caso sarebbe
stata necessaria una esibizione qualunque del male affinché l'uomo vi
potesse osservare i suoi risultati.
Ciò presupporrebbe il permesso del male in qualche dominio, fra certi
esseri; e perchè non fra gli uomini e sulla terra, quanto fra altri
esseri, e altrove? |
| L’uomo acquista l’esperienza per la pratica. |
Perchè l'uomo non
avrebbe egli dovuto fornire il quadro per l'istruzione sua e degli angeli
ed acquistare così la sua conoscenza
coll'esperienza pratica?
E così è diffatto; l'uomo acquista l'esperienza per la pratica e
fornisce nel tempo stesso una illustrazione ad
altri esseri, egli "serve di spettacolo agli angeli".
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| Adamo e Eva cedettero alla tentazione che Dio con sapienza permise. 
Sebbene sedotta, Eva trasgredi’.
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Adamo possedeva di gìà
una conoscenza del male
per l'istruzione, ma ciò non bastava. Adamo ed Eva conobbero Iddio come il loro Creatore, e quindi
[142] come il solo che avesse il
diritto di governarli e dare loro degli ordini ;
e Iddio aveva detto circa l'albero proibito : "il giorno in cui tu ne mangerai, morente tu morrai".
A partire da quell'istante essi avevano una conoscenza
teorica del male, ma essi non ne avevano mai osservati nè subìti gli effetti
pratici. Per difetto d'esperienza essi non potevano dunque comprendere perfettamente l'autorità
piena d'amore del loro Creatore e della sua legge benefica, nè i pericoli contro cui essa li doveva proteggere.
Così essi cedettero alla tentazione che Iddio
permise, ma nella sua sapienza egli ne conobbe anticipatamente
l'utilità finale.
Pochissimi comprendono la serietà della
tentazione
che fece cadere i nostri primi genitori, e
la giustizia
di Dio consistente ad applicare una pena così
severa
ad una cosa che, agli occhi di molti, sembra essere una
trasgressione così leggiera. Ma un
po' di riflessione la spiegherà.
|
| Adamo partecipo’ volontariamente condividendo con Eva nella sua
disubbidienza. 
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Le Scritture ci narrano
la semplice storia in cui la donna, come essendo la più debole, fu sedotta,
e
divenne così il trasgressore. La sua esperienza è la sua conoscenza di Dio
erano ancora più limitate
di quelle di Adamo, poichè egli fu creato il primo, e Dio gli aveva
communicato direttamente prima
della creazione di Eva ciò che sarebbe il catigo del peccato, mentre
che Eva ricevette le sue istruzioni da Adamo, secondo ogni apparenza.
Allorchè
essa prese del frutto, essa aveva creduto alle parole ingannatrici
di Satana ; essa non ebbe nessuna idea di aver perduto con quell'atto il
suo diritto
alla vita, quantunque dovesse provare qualche timore e il
sentimento che tutto non stava bene. Ma sebbene sedotta, Paolo
la dichiara quale trasgressore.
Essa era responsabile della sua azione, ma senza essere
colpevole come se avesse peccato possedendo una luce
maggiore.
Al contrario di Eva,
Adamo, come l'apprendia [143] mo (I Tim. II, 14), non fu sedotto; e conseguente- mente egli dovette
commettere la trasgressione con una più completa
conoscenza del peccato e dei suo castigo, sapendo e credendo
che sarebbe morto.
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| L’uomo e’ inclinato al peccato per la sua decaduta natura. 
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Noi
possiamo facilmente vedere che fu la tentazione
che lo spinse tutto noncurante a incorrere così nella
pena pronunziata. Ricordiamoci che essi erano
degli esseri perfetti, fatti ad immagine e somiglianza
del loro Creatore; l'elemento divino dell'amore
dovette essersi sviluppato in modo segnalato nell'uomo
perfetto verso la sua cara compagna, la donna
perfetta: Adamo ebbe senza dubbio la certezza
della morte di Eva e per conseguenza della sua
perdita (e ciò senza speranza di ricuperarla, poiché
una tale speranza ancora non era stata, data)
e nella sua disperazione egli elesse di non vivere
senza di essa.
Ritenendo
senza di Eva, la sua vita
infelice e senza valore, egli partecipò volontariamente
alla sua disubbidienza, affin di condividere
anche con essa il castigo, cioè la morte. Ond'è che
i due furono responsabili della "trasgressione", | |