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Studio
8
Il
Giorno Del Guidizio
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– OPINIONE COMUNE SUL
GIORNO DEL GIUDIZIO.
– E’ ESSA SCRITTURALE?
– SPIEZAZIONE DEI TERMINI “GIUDIZIO E GIORNO”.
– CE NE RIFERIAMO A DIVERSI PASSI DEL GIUDIZIO
DELLE SCRITTURE.
– IL PRIMO GIORNO DEL [7] GIUDIZIO ED I SUOI RISULTATI.
– UN ALTRO GIORNOO E’ FISSATO.
– IL GIUDICE.
– IL CARATTERE DEL GIUDIZIO CHE VIENE.
– SOMILGLIANZE E DISSOMIGLIANZE DEL PRIMO
E SECONDO GIUDIZIO.
– LA RESPONSABILITA’ ATTUAL DEL MONDO.
– DUE GIUDIZI INTERVENENTI E LORO SCOPO.
– LE VEDUTE (OPINIONI) SUL GIUDICIO CHE VIENE
DIFFERISCONO DI MOLTO.
– COME I PROFET E GLI APOSTOLI LO CONSIDERANO.
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Iddio "ha ordinato
un altro giorno, nel quale egli giudicherà
il mondo in giustizia, per quell'uomo, il quale egli ha stabilito".
"Cristo Gesù, il
giusto".
"Conciossiacchè
il Padre non giudichi alcuno, ma abbia dato tutto il
giudicio al Figliuolo".
(Fatt. XVII, 31; I Giov. II, I Giov.
V, 22).
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Riguardo
al giorno del giudizio perdura un'idea assai vaga e indefinita.
L'opinione generalmente accettata è che Cristo
verrà sulla terra, che egli siederà. sopra un gran
trono bianco facendo comparire in ordine e fila
santi e peccatori
al suo cospetto per essere giudicati, fra le grandi convulsioni della natura
— terremoti, aperture di sepolcri, spaccamento e sconvolgimento di
monti; che il peccatore tremante
ricondotto dagli abissi dei suoi mali eterni appositamente per farsi rimproverare i suoi peccati
e per ritornare al suo destino eterno, inesorabile
senza speme di pietà; e che i santi saranno
condotti dal cielo per essere
spettatori della miseria e della
disperazione dei condannati, per udire una volta di più la
conferma del loro proprio giudizio, [160] e ritornare in seguito
nel cielo.
Secondo la teoria predominante,
tutti hanno ricevuto sentenza e salario
al momento della loro morte; e questo giudizio il quale, a causa
della distinzione, chiamasi comunemente
il giudizio generale, o universale, non è che una pura ripetizione
del primo, ma senza scopo veruno
comprensibile, poichè si pretende che una decisione
finale e immutabile sia stata presa alla morte di coloro che vi
assistono. |
| Il
Giorno del Giudizio e’ 24 ore? |
Tutto il tempo che
supponesi consacrato a quell'opera stupenda di giudicare i bilioni di esseri
che hanno vissuto sulla terra è un giorno di 24 ore! In un
discorso pronunziato recentemente nell'una chiesa di Brooklyn vi si
espose l'opinione comune e si pretese dare un resoconto dettagliato dell'opera
del giorno del giudizio, dimostrando che esso si compirà nei limiti
d'un semplice giorno, al senso letterale della parola.
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| Lingua
simbolica 
La
Parabola delle Pecore e i Capretti
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E' quello un concetto
molto scabroso, intieramente fuori d'armonia colla parola inspirata. Lo
si è ricavato da una interpretazione troppo letterale della parabola del nostro
Signore sulle "pecore ed i capretti"
(Matt. XXV, 31-46).
Essa
ci offre un esempio di più
dell'assurdità di voler imporre per forza una interpretazione letterale ad un linguaggio
figurativo. Una parabola non è mai una espressione
esatta, ma semplicemente una illustrazione d'una
verità con un soggetto che vi rassomiglia sotto
vari rapporti.
Se
quella parabola fosse una espressione
letterale del modo con cui il giudizio sarà condotto, essa non si
applicherebbe punto all'umanità, ma,
come lo leggiamo a un branco di pecore e capretti reali, al senso
letterale della parola.
Cerchiamo
ora una interpretazione più scritturale e
più ragionevole riguardo all'opera ed al risultato del giudizio
che Iddio ha ordinato, o fissato, interpretazione
colla quale debbono concordare — e concordano
infatti — tutte le conclusioni scritturali
[161] rali e ragionevoli, come
pure le parabole ed i simboli. |
| Nel
Giudizio e’ incluso una prova e la decisione basata su essa. |
L'espressione "giudizio"
significa più che rendere semplicemente un
verdetto. Esso racchiude l'idea d'una prova e nel tempo stesso di una decisione fondata
su quella prova. E ciò è vero non solo del vocabolo italiano
giudizio ma altresì della parola greca Krisis.
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Un
Giorno puo’ rappresentare piu’ di 24 ore.

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Il termine giorno,
quantunque sia più comunemente usitato per disegnare lo spazio di dodici o
di
ventiquattr'ore, significa propriamente nelle Scritture come nell'uso
comune un periodo di tempo determinato o speciale.
Così si parla spesso del
giorno di Noè,
del giorno di Lutero, del giorno di Washington; cosi pure il
tempo della creazione vien chiamato nella Bibbia : un giorno.
Noi leggiamo il
"giorno che Geova Dio fece la terra e i cieli" (Gen. II, 4) —
per un lungo periodo definito ; il "giorno della tentazione nel deserto",
— per quarant'anni (Ebr. III, 8-9), "il giorno della
salute" (2 Cor. VI, 2); noi leggiamo altresì il "giorno
della vendetta", il "giorno dell'ira", il
"giorno della distretta", — altrettanti termini applicati ad
un periodo simile alla chiusura dell'età del Vangelo.
Più oltre leggiamo ancora
"il giorno di Cristo"; "il giorno del giudizio"
e quel "giorno", termini applicabili all'età
millennaria nella quale il Messia regnerà sul mondo, lo
governerà e giudicherà secondo giustizia e al suo proprio tempo mostrerà
il beato e solo principe, il re dei re e Signor dei Signori (Fatti
XVII, 31; I Tim VI, 15).
Perchè qualcuno supporrebbe
egli che quel giorno del giudizio non avrà che una durata di dodici o di
ventiquattr'ore, allorchè, in altri casi consimili egli riconosce il significato
più largo della parola "giorno" ciò oltrapassa la comprensione;
conviene credere che fu sotto l'influenza della tradizione, senza prove e senza investigazione
indipendente. [162]
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| La
Bibbia nota varii Giorni del Giudizio. |
Chiunque
consulterà accuratamente un repertorio o una tavola
concordante completa dei vocaboli della Bibbia
riferentisi al giorno del giudizio, e noterà il genere e la
quantità del lavoro che si compirà durante quel
periodo, si convincerà ipso-facto dell'assurdità
dell'idea comune, e della necessità di dare al termine
giorno un significato più largo.
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| Il
primo Giorno del Giudizio ebbe luogo nell’ Eden. 
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Nel
tempo stesso che le Scritture parlano d'un giorno di giudizio o di prova
ancora futuro, e mostrano la massa umana avrà, in quel giorno la sua prova completa e la
sua finale sentenza, esse insegnano
altresì che altri giorni di giudizio hanno avuto
luogo, durante i quali certe classi elette furono provate.
Il
primo grande giudizio (prova e sentenza) ebbe luogo
al principio in Eden, allorchè tutta la razza umana
rappresentata nel suo capo. Adamo, si trovava in
prova al cospetto di Dio. Il risultato di quella prova
fu il verdetto: — colpevole, disubbidiente, indegno
di vita e la punizione inflitta fu la morte:
"Morente tu morrai" (Gen. II, 17, — secondo Delitzsch,
e la trad. inglese).
E così
— "in Adamo tutti
muoiono". Quel tempo di prova in Eden fu il primo
giorno di giudizio del mondo, e la decisione del
giudice (Geova) non è stata che rinforzata dipoi.
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La
morte si paragona al dormire; La Risurrezione alla sveglia.

“Lazzaro
vieni fuori!”
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"L'ira
di Dio si palesa dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia".
La si
osserva in ogni accompagnamento funebre. Ogni pietra sepolcrale reca la sua
testimonianza. Essa si fa sentire in ogni
dolore, in ogni sofferenza che noi
dobbiamo subire — tutte sono le
conseguenze della prima prova e sentenza, — la giusta sentenza di Dio, che
noi siamo indegni della vita e
delle benedizioni preparate in origine per
l'uomo, s'egli fosse restato ubbidiente e all'immagine di Dio.
Tuttavia l'umanità è stata liberata dalla sentenza di quella
prima prova dall'unico sacrifizio
[163] per
tutti, compiuto dal gran Redentore. Tutti sono riscattati dal
sepolcro e dalla sentenza di morte e di distruzione,
la quale, in vista di quella redenzione, non può
essere più a lungo considerata come una morte nel primo senso della parola,
cioè a dire eterna, ma piuttosto come un sonno temporaneo; poichè al mattino
millennario tutti saranno risvegliati da
Colui che dà la vita e che tutti li riscattò.
Non vi
ha che la Chiesa dei credenti in Cristo, che è attualmente
rilasciata, o "sfuggita" in qualche
guisa alla sentenza originaria e al castigo; e quei
credenti non sono ancora sfuggiti attualmente, è
soltanto per la fede che sono considerati tali: "non
siamo salvati che in isperanza".
Non
faremo la
piena esperienza di essere veramente sfuggiti o
liberati dalla sentenza di morte (attirataci da Adamo e
alla quale sfuggivamo entrando in Cristo) che al
mattino della risurrezione, allorchè saremo ridestati
nella gioia e nella delizia e nella somiglianza del nostro
Redentore.
Ma il
fatto che noi, che siamo venuti alla conoscenza del glorioso piano di Dio
in Cristo, siamo sfuggiti alla corruzione che
regna (ancora) nel mondo, è lungi dal provare che
altri non avranno speranza alcuna di sfuggirvi in avvenire ; egli prova
piuttosto il contrario; perciocchè noi
siamo "le primizie delle creature" di Dio (Giac. I, 18).
Sfuggendo
dalla morte di Adamo, alla vita di Cristo non facciamo che
pregustare la liberazione di chiunque vuole essere liberato dalla
servitù della corruzione (della morte) alla libertà
della vita che scende su tutti coloro che Iddio riconoscerà
come figliuoli suoi.
Chiunque lo vuole, può essere liberato
dalla morte alla vita, malgrado le differenze di natura
che Iddio assegnò ai suoi figliuoli nei vari gradi
della loro esistenza. L'età del Vangelo è il giorno di prova per la vita o
per la
morte di coloro che sono chiamati
alla natura divina. [164] |
| Un
altro Giorno del Giudizio e’ stato provveduto.

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Ma l'apostolo c'informa, che Iddio ha fissato (un
altro) giorno, in cui
egli giudicherà (nuovamente) il mondo. Come può esser ciò? Iddio ha
egli forse mutato pensiero?
Ha egli concluso che la
sua decisione, nella sua prima prova fu ingiusta, troppo
severa che egli stabilisce di giudicare nuovamente il mondo? No. Se ciò fosse, non avremmo nessuna miglior garenzia d'una decisione giusta ed equa nella prova futura che in quella passata.
Non è che Iddio consideri la sua decisione come ingiusta nel primo giudizio, ma egli ha preparata una
redenzione dalla sentenza del primo
giudizio in modo ch'egli
può concedere un altro giudizio (prova) in condizioni più favorevoli alla razza tutta quanta,
tutti avendo ormai avuto
l'esperienza del peccato e della sua conseguenza.
Iddio non ha cambiato un iota al suo piano primitivo che egli formò prima che
il mondo fosse creato. Egli
c'informa distintamente che egli non cambia e che non vuole per alcun mezzo giustificare il colpevole. Egli vuole
esattamente l'intiera punizione che egli ha giustamente pronunziata.
E quell'intiera punizione è stata pagata per noi dal Redentore o sostituto di cui
Iddio ci aveva provveduti, — Cristo Gesù, il quale, per grazia di Dio ha sofferto la morte per tutti gli uomini. Il nostro
Signore, avendo al prezzo della sua vita ricomperato Adamo e la sua razza, può ora legalmente e giustamente offrire di nuovo la vita
a tutti.
E' quest'offerta per
tutti, che è chiamata la Nuova Alleanza, sanzionata, ratificata e resa ef— ficace per mezzo della sua morte (Rom. 14:9; Giov. 5:22; Ebr. 10:16, 29; 13:20, 21).
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Siamo informati, inoltre, che allorchè Iddio
sottometterà il mondo a quella seconda prova, ciò sarà sotto a Cristo che Geova vuole onorare dandogli quelle funzioni di giudice a cagione della
sua ubbidienza fino alla morte per la nostra redenzione.
Iddio l'ha sovranamente innalzato fino alla natura [165] tura
divina, affinchè egli potesse essere un principe e un
Salvatore (Fatti V, 31) e ch'egii possa essere
capace di ricuperare da morte tutti coloro che egli riscattò col suo
sangue prezioso e di conceder loro il giudizio. Iddio ha rimesso ogni giudizio al figliuolo e gli ha dato ogni potere nel cielo e sulla
terra. |
| Il
Giorno del Giudizio—Non si spaventi.
L’
atteggiamento di Gesu’ garantisce una prova equa e misericordiosa. |
E
adunque il sovranamente innalzato, il Cristo glorificato,
che ha tanto amato il mondo che egli ha data la vita sua per il prezzo del riscatto, che sarà il
gìudice del mondo nella sua seconda prova promessa.
E' infatti Geova stesso che l'ha designato per quell'ufficio e a
questo scopo proprio definito.
Poichè
tali sono le evidenti dichiarazioni delle Scritture
nulla havvi da paventare, vi è anzi gran motivi di rallegrarsi per
ognuno guardando avanti verso il giudizio. Il
carattere del giudice è una garenzia sufficiente che il giudizio sarà giusto
e caritatevole, e pieno di riguardi
necessari alle infermità di
tutti fino a che siano ricondotti alla perfezione primitiva perduta
nell'Eden.
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| Prevalera’
giustizia e sollievo per lo spregiato. 
Sansone,
Giudice d’ Israele

Schiavitu’
Egiziana
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Nel
tempo antico un giudice era colui che esercitava
la giustizia e sollevava l'oppresso ; per esempio,
quando Israele era sotto l'oppressione dei suoi
nemici a causa delle sue trasgressioni verso il
Signore, egli fu sempre liberato e benedetto per mezzo
di giudici che furono suscitati. Così noi leggiamo :
"Poi
i figliuoli d'Israele gridarono al Signore ed egli suscitò loro
un liberatore che li liberò, cioè Otniel. E lo spirito del Signore fu
sopra lui... egli giudicò Israele e uscì fuori in battaglie... e
il paese ebbe requie lo spazio di quarant'anni "(Giud.
III, 9-II).
E così,
quantunque il mondo sia stato a lungo sotto al potere e l'oppressione
dell'avversario, Satana, colui che cancella i peccati di tutti col
sangue suo prezioso riprenderà tosto il suo gran
potere e regnerà. Egli libererà e giudicherà coloro che egli amò
tanto da riscattarli. [166]
Tutte
le dichiarazioni profetiche s'accordano con questa
conclusione.
"Egli
giudicherà il mondo in giustizia, e i popoli in dirittura". (Sal. XCVIII, 9).
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Il
Regno di Cristo istruira’, inculchera’ e disciplinera’ l’ uomo.

Adamo
abbandono’, (perse) la vita, per la sua disubbidienza.
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Quel
giudizio che viene sarà tenuto esattamente secondo i principi che
informarono il primo. La stessa legge d'ubbidienza
sarà presentata, colla medesima ricompensa di vita
o di morte. E siccome la prima aveva un
principio, progrediva e si fondava in una sentenza, tale
ancora sarà la seconda; e la sentenza sarà la vita
per i giusti e la morte per gli ingiusti.
La
seconda prova sarà più
favorevole della prima a cagione dell'esperienza acquistata dai
risultati della prima. All'opposto della prima prova, nella seconda
ognuno sosterrà il cimento per sè stesso, e non
per gli altri. Nessuno morrà più allora pel peccato
di Adamo, o a cagione di imperfezioni avute in eredità. Non sarà più il caso di dire:
"I
padri han mangiato l'agresto, e i denti dei figliuoli ne
sono allegati"; "l'anima che avrà peccato, quella
morrà" (Ez. I8, 4).
E sarà
vero allora pel mondo, come è vero attualmente per la Chiesa, che un uomo
sarà giudicato perciò ch'egli ha, e non secondo
ciò che egli non ha" (2 Cor. VIII, I2).
Sotto
il regno di Cristo gli uomini saranno poco a poco
innalzati, istruiti e disciplinati fin che raggiungeranno
la perfezione. E allorchè la perfezione sarà raggiunta una
perfetta armonia con Dio sarà richiesta, e chiunque, in quell'era, non
risponderà all'ubbidienza perfetta, sarà
reciso essendo trovato indegno di
vita.
Il peccato che,
per Adamo, apportò la morte alla
nostra razza, era semplicemente un atto di disubbidienza; ma per quell'atto Adamo
scadette dalla sua perfezione. Iddio aveva il diritto
di esigere da lui una ubbidienza perfetta; e nel modo
stesso egli richiederà una ubbidienza perfetta da ognuno una
volta che il gran compito della restituzione sarà
compiuto.
La
vita eterna [167] non sarà concessa a
coloro che non saranno pervenuti alla perfezione nel senso più elevato della parola. Nessuno potrà giungere alla vita eterna
se si troverà, fosse pure
di pochissimo, al disotto della perfezione. Conciossiacosachè, il non rispondere alla perfezione allora sarà come peccare
volontariamente contro alla piena luce e contro alla perfetta capacità di pervenirvi; — cioè in perfetta conoscenza di causa.
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Chiunque peccherà di proposito deliberato contro la piena luce e la piena capacità morrà
della morte seconda. E se
durante quell'età di prova, al pieno irradiare della luce, alcuno rigetta sdegnosamente l'offerta della grazia e non fa progresso
alcuno verso la
perfezione durante cento anni, colui sarà riconosciuto indegno di vita e sarà "sterminato", quand'anche all'età di
cento anni egli fosse nel periodo
dell'infanzia. Come egli è scritto di quel giorno
"chi morrà d'età di cento anni sarà ancor fanciullo, e il malfattore dell'età
di cento anni sarà
maledetto". (Esaia LXV, 20).
Tutti debbono dunque avere una prova di cento anni, e se non si ostinano a non voler progredire,
la loro prova continuerà
durante tutto il giorno di Cristo (Millennio) fino a che, alla sua chiusura sia raggiunto il punto culminante.
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| La
Parabola delle pecore e i capretti. 
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La conclusione del futuro giudizio chiaramente si vede nella parabola delle "pecore e dei
capretti" (Matt. XXV, 31-46); in (Apoc.
XX, 15; XXI, 8 e Cor. XV, 25).
Questi passi, ed altri ancora dimostrano che alla sua chiusura le due classi
verranno completamente separate,
— gli ubbidienti ed i disubbidienti; quelli che si conformano alla lettera e allo spirito della legge di Dio, e quelli che non
si conformano nè all'uno nè all'altro.
Coloro che hanno ubbidito entrano nella vita eterna, mentre gli altri sono rimandati alla morte (alla distruzione,
all'annientamento o all'estinzione della vita)
[168] la medesima sentenza che quella del primo giudizio,
dalla quale furono liberati dal riscatto pagato colla morte di Cristo.
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